INDAGINI INFEDELTA CONIUGALE

INDAGINI INFEDELTA CONIUGALE - INDAGINI INFEDELTA CONIUGALE

 

Indagini infedeltà coniugale? Sospettate che il vostro partner vi tradisca?   Il danno da infedeltà coniugale è risarcibile! 

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 Infedeltà coniugale? Sospettate che il vostro partner vi tradisca?


L’agenzia investigativa Agata CHRISTIE Investigazioni svolge indagini private e professionali/aziendali  e riservate per presunta infedeltà coniugale, accertamenti e ricerche in ambito familiare e personale, indagini prematrimoniali, indagini comportamentale , droga minori ecc.

Come si dimostra l'Infedeltà Coniugale?
Con un servizio investigativo di osservazione comportamentale, svolto da un’Agenzia Investigativa autorizzata, documentando l’attività svolta con filmati e/o foto con impressa data ed orario; al termine delle investigazioni verrà rilasciata una dettagliata relazione tecnica per un eventuale uso legale.  Indagini bancarie per rintracciare la massa attiva ( verifica reale redditi) e rintraccio patrimonio e conti correnti occultati, compreso paradisi fiscali.

Con le nostre prove inconfutabili è possibile ottenere:
- l'addebito per colpa a carico del coniuge infedele
- eventuale assegno di mantenimento o riduzione
- assegnazione della casa coniugale
- eventuale affidamento dei figli minori (solo per casi gravi)

L'agenzia “Agata CHRISTIE Investigazioni” autorizzata dalla Prefettura di Milano, sino dal 1992, è sinonimo, da sempre, di affidabilità, efficienza ed efficacia. Apprezzata dai clienti per i “risultati” ottenuti, si è sempre distinta anche per la sua riservatezza, caratteristica fondamentale in tale ambito.

Per ciò che riguarda l’aspetto economico, è bene sapere che esistono delle tabelle prezzi autorizzate dalla Prefettura, alle quali l’agenzia investigativa deve attenersi e sul mandato investigativo dovrà essere riportato l’importo/tariffa oraria pattuita, più Iva e spese. Nulla vieta però all’investigatore privato e al cliente stesso, di accordarsi su un corrispettivo “a forfait” in base alla natura dell’indagine.

Non scegliere l’investigatore privato più economico nè quello che propone delle promozioni o sconti vari, e nemmeno quello contattato telefonicamente che vi richiede, per svolgere l’incarico, di inviare del denaro accreditandolo su Poste Pay; e nemmeno quelli mascherati dietro tariffe falsamente abbordabili, mascherati dietro a titoli inesistenti, mascherati dietro a finte lauree o attestati altisonanti.
Ricordatevi che non ci si può improvvisare investigatore privato e soprattutto, senza aver avuto precedentemente un incontro presso la sede dell’agenzia investigativa e senza aver firmato un regolare contratto investigativo.  DIFFIDATE! DIFFIDATE!

Come si sceglie il MIGLIORE “INVESTIGATORE PRIVATO”?
Quanti anni di esperienza investigativa possiede, da quanto tempo opera  e con quali risultati?
Professionalità: nessun intermediario
Capacità: consulenza immediata e trasparente
Sede dell’agenzia: verificare se e dove esiste davvero la sede dell’agenzia, attraverso utenze telefoniche fisse, pagine bianche, pagine gialle, ecc
Non affidatevi a chi Vi fissa una consulenza al bar, alla fermata delle metropolitana, in stazione, ecc.   SONO DEI TRUFFATORI! 

Il titolare dell’agenzia Agata Christie Investigazioni, con oltre 30 anni di esperienze investigative maturate nella Polizia di Stato, è stato diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell’omonimo Gruppo AGUSTA SpA, inoltre è stato responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso multinazionali operanti in svariati settori quale metalmeccanici, chimica, oreficeria, elettrica, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà coniugale, infedeltà aziendale, ai beni, dai marchi e brevetti dalla concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, bonifiche, protezione know-how ed alla tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di studi Legali su tutto il territorio Italiano ed anche Estero.

Questa è la storia dell’agenzia Agata Christie Investigazioni, ed è il motivo per il quale i nostri clienti ci apprezzano per i risultati e per la riservatezza.

 



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            Agata CHRISTIE Investigation ® Via Luigi Razza 4 – 20124 – Milano

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Infedeltà Coniugale: Comportamenti Sospetti
Le cose cambiano…. come l'incontro con un nuovo partner.
Ed è proprio questo cambiamento che dobbiamo osservare attentamente:
Spegne il cellulare rientrando a casa
Tiene sempre con se il cellulare, anche sotto la doccia
Passa molto tempo al computer e/o fecebook
Ha cambiato gusti in materia di abbigliamento intimo
Ha cambiato abitudini in generale
Ha cambiato abitudini alimentari e/o non mangia più a casa (quando arriva a casa ha spesso già mangiato, alludendo a colleghi o altro..)
E' molto dimagrita (donna)
E’ spesso molto teso, irascibile (uomo)

Cose da fare
1) Osservare con lucidità ed obiettività senza reagire in alcun modo
2) Osservare con calma ed attenzione
3) Rifletti, la spiegazione di ogni cosa è quasi sempre la più semplice
4) Chiedi una consulenza, il parere di un esperto può porre fine a dubbi impedendoti di arrovellarti nell'incertezza
5) Lascia il problema in mani esperte ed affidabili

Cose da non fare
1) Non bisogna provare a pedinarlo: è assolutamente inutile se non fatto da professionisti
2) Rendere il partner più sospettoso, rendendo più complicata l'esecuzione della vera attività investigativa di un professionista
3) Non porre troppe domande o informarsi su spostamenti ed impegni. La cosa è assolutamente inutile poiché eludibile con facili scuse
4) Non chiamarlo troppo spesso al cellulare: questo atteggiamento infastidisce ed allarma il partner, rendendo più difficoltoso un eventuale intervento investigativo
5) Informarsi presso amici comuni: ricordiamoci che la complicità è un legame sovente superiore a qualsiasi amicizia
6) Confidarsi con gli amici?: No!! E’ un’attività inutile e potenzialmente molto dannosa.

 

 

 SENTENZA INFEDELTA CONIUGALE

Tradimento: bastano le foto per inchiodare il marito e ottenere l'addebito

Le foto dell'agenzia investigativa fanno piena prova, senza bisogno di altre indagini.

 

Le foto che mostrano chiaramente la relazione extraconiugale del marito se non contestate in punto di fatto fanno piena prova dell'adulterio, senza bisogno di ulteriori indagini o prove testimoniali. A stabilirlo è il Tribunale di Milano con una recente sentenza (qui sotto allegata), dando ragione a una moglie che aveva esibito in giudizio le immagini del tradimento del consorte chiedendo che gli venisse addebitata la separazione, per aver impedito la prosecuzione della convivenza coniugale proprio a causa della relazione adulterina instaurata con altra donna.

 

Richiamando i precedenti dello stesso tribunale, il giudice milanese, ha osservato infatti che "in tanto il rapporto investigativo deve essere oggetto di conferma probatoria mediante escussione testimoniale dei testi di riferimento, in quanto sia stato specificamente contestato dalla controparte, assumendo, altrimenti, un valore pieno di prova documentale" (cfr., ex multis, Trib. Milano 13 maggio 2015). Analogamente si è espressa la Cassazione, secondo la quale, ai sensi dell'art. 115 c.p.c. "la non contestazione specifica costituisce un comportamento univocamente rilevante, con effetti vincolanti per il giudice, il quale deve astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e deve, perciò, ritenere la circostanza in questione sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo in concreto spiegato espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti" (cfr. Cass. n. 14594/2012).

 

Beninteso che, si legge in sentenza, il principio di non contestazione enucleato dall'art. 115 c.p.c. "ha vocazione generale e si applica a ogni fatto introdotto specificamente nel processo, pure là dove sia contenuto in una prova documentale". In altri termini, dunque, "il documento che sia prodotto in modo completo deve essere contestato specificamente – oppure - assume il valore di prova".

Per cui, non regge la tesi del marito secondo il quale, indipendentemente dalla sua violazione dell'obbligo di fedeltà, "l'unione coniugale era già da lungo tempo compromessa e ogni positiva comunicazione – con la moglie – era cessata". Sul punto, infatti, i capitoli di prova prodotti non sono idonei a confortare l'assunto di un matrimonio già finito "e caratterizzato da reciproca indifferenza e autonomia", bensì mostrano soltanto "una realtà, invero assai comune, di una convivenza un po' appassita".

 

Da qui, consegue, l'addebito della separazione in via esclusiva all'uomo.

 

 

www.investigazionibancarie.it/ 
 
 

Riportiamo alcune sentenze -infedeltà Coniugale:

 

Tribunale di Milano: non essere un buon marito non vuol dire non essere un buon padre

 

Confermato l’affido condiviso anche in caso di infedeltà coniugale, se il coniuge fedifrago è un buon genitore.

 

Se il marito tradisce la moglie non significa che non possa essere un buon padre.

Una cosa è l’infedeltà verso il coniuge che può rilevare ai fini dell’eventuale domanda di addebito della separazione o del risarcimento del danno, un’altra è il diritto alla genitorialità. A precisarlo è il Tribunale di Milano, con la recente ordinanza del 9 luglio 2015 (qui sotto allegata), confermando l’affido condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori e bocciando la domanda della moglie volta alla limitazione del diritto di visita paterno.

Secondo la donna, infatti, le scappatelle dell’uomo dovevano condurre a limitare il rapporto con i figli, ma per il tribunale non sussistono ragioni per derogare alla regola dell’affidamento condiviso. Non è sostenibile, infatti, ha affermato il giudice meneghino che “un marito eventualmente fedifrago sia consequenzialmente un padre inadatto: la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio è certamente sanzionabile con l’addebito e finanche con l’azione risarcitoria; ma non giustifica affatto un affido monogenitoriale o una limitazione del diritto di visita del padre”, il quale potrebbe trovare giustificazione soltanto laddove la frequentazione fosse lesiva del preminente interesse dei minori.

 

E non solo. La madre che usa l’infedeltà del marito quale mezzo per condizionare il rapporto genitoriale tra padre e figli pone in essere “una condotta scorretta e come tale valutabile anche ai fini degli artt. 337-quater c.c. e 709-ter c.p.c.”.

Per cui, le istanze della moglie vanno rigettate in toto.

Ma attenzione. Il tribunale milanese ne approfitta per lanciare un monito rivolto, nel caso di specie, al padre, ma valevole in generale: nell’imminenza della separazione è bene che i genitori, in presenza di nuovi partner, dedichino “ai figli dei tempi esclusivi, gradualmente introducendo le figure affettive nella loro vita, altrimenti essendo possibile, se non probabile, che essi possano associare proprio a queste terze figure la fine del matrimonio e quindi iniziare a maturare rancori o risentimento verso il genitore”. Un invito alla prudenza, dunque, che va aldilà del diritto o della psicologia, per il quale, ha concluso il giudice, “è sufficiente il buon senso”.

Tribunale Milano, 9 luglio 2015

 

 

Fonte: Tribunale di Milano: non essere un buon marito non vuol dire non essere un buon padre.

Fonte Internet

Infedeltà Coniugale: ricordiamo che anche attraverso il web (Facebook, ecc.) si può incorrere nel tradimento coniugale: Secondo la Costituzione (C. Cost. 18/04/1974 n.99) la fedeltà deve intendersi come l’obbligo di entrambi i coniugi di astenersi dall’intrattenere relazione e/o rapporti sessuali con terzi; “il dovere di fedeltà consiste nell’impegno di ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali. La nozione di fedeltà impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di saper sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia. E’ evidente che comportamenti che ledano la fiducia del partner possano mettere in essere i presupposti per una separazione con addebito a carico del coniuge che si relaziona anche solo platonicamente con un estraneo, e quindi non soltanto in seguito a relazioni sessuali.
In base all’articolo 143 del Codice Civile chi subisce il tradimento potrà richiedere il rimborso di tutte le spese sostenute per l’indagine da addebitare al coniuge infedele in fase di separazione giudiziale.

Infedeltà Coniugale: di seguito riportiamo alcune sentenze

La comunione legale tra i coniugi si scioglie con effetto ex nunc dal momento del passaggio in giudicato della sentenza di separazione ovvero dell'omologazione degli accordi di separazione consensuale. Fino a quel momento tutti gli acquisti, anche se compiuti da uno solo dei coniugi, ricadono in regime di comunione con l'altro coniuge.

 

Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, con sentenza del 27 aprile 2015 n. 9124 (qui sotto allegata) accogliendo in parte il ricorso presentato da un ex marito relativamente allo scioglimento della comunione tra lui e l'altro coniuge.

Assumeva parte attrice che nell'attivo da dividere fossero compresi un appartamento, con posti per auto e biciclette, ed un'autovettura, mentre l'ex moglie aveva negato che tali beni fossero comuni in quanto entrambi erano stati da lei acquistati in regime di separazione personale e con denaro proprio.

 

Il Tribunale capitolino, tuttavia, ha contrariamente precisato che ambo i beni dovevano rientrare nella comunione tra coniugi poiché al momento dell'acquisto non era ancora intervenuto il passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

Non rileva la circostanza che sia l'autovettura che l'abitazione fossero state acquistate con denaro proprio dell'ex moglie. Infatti, vige il principio per cui "in tema di scioglimento della comunione legale tra coniugi, la norma dell'art. 192, terzo comma, cod. civ. attribuisce a ciascuno di essi il diritto alla restituzione delle somme prelevate dal patrimonio personale ed impiegate in spese ed investimenti del patrimonio comune, e non già alla ripetizione - totale o parziale - del denaro personale e dei proventi dell'attività separata (che cadono nella comunione "de residuo" solamente per la parte non consumata al momento dello scioglimento) impiegati per l'acquisto di beni costituenti oggetto della comunione legale "ex" art. 177, primo comma lett. a), cod. civ., rispetto ai quali trova applicazione il principio inderogabile, posto dall'art. 194, primo comma, cod. civ., secondo cui, in sede di divisione, l'attivo e il passivo sono ripartiti in parti eguali indipendentemente dalla misura della partecipazione di ciascuno dei coniugi agli esborsi necessari per l'acquisto dei beni caduti in comunione" (Cass. 10896/05),

 

In aggiunta, la giurisprudenza precisa che la divisione dei beni oggetto della comunione legale fra coniugi, conseguente allo scioglimento di essa, con effetto "ex nunc", per annullamento del matrimonio o per una delle altre cause indicate nell'art. 191 cod. civ., va effettuata in parti eguali, secondo il disposto del successivo art. 194, senza possibilità di prova di un diverso apporto economico dei coniugi all'acquisto del bene in comunione, non essendo applicabile la disciplina della comunione ordinaria, nella quale l'eguaglianza delle quote dei partecipanti è oggetto di una presunzione semplice (art. 1101 cod. civ.), superabile mediante prova del contrario (Cass. n. 11467/03).

 

Sia l'appartamento che l'autovettura, quindi, residuano in comunione e dovranno, pertanto, essere suddivisi tra i coniugi.

 

La sentenza oggetto dell'articolo è stata emessa in data antecedente alle recenti riforme legislative. Si ricorda, infatti, che le diverse incertezze sorte in giurisprudenza sulla decorrenza dello scioglimento del regime di comunione tra coniugi sono state eliminate ad opera della modifica del secondo comma dell'art. 191 c.c. introdotto dalla l. n. 55/2015 (c.d. legge sul "divorzio breve"). La norma ora dispone che "la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato". Ciò significa che il regime patrimoniale, a seguito della riforma che ha inteso imprimere maggiore celerità nello svolgimento delle procedure relative all'iter di separazione, si intende sciolto dal momento dell'udienza presidenziale.

A tal proposito, per approfondire, leggi anche: "Scioglimento della comunione legale tra coniugi alla luce del nuovo art. 191, comma 2, del codice civile".

 

 

Cass. Civ. n. 2059 del 14.02.2012
Infedeltà coniugale: L'abbandono del tetto coniugale prima della domanda di separazione e senza una valida ragione fa scattare automaticamente l'addebito. A maggior ragione se il coniuge che ha reciso la coabitazione lo ha fatto per intraprendere una convivenza more uxorio. Infatti, il coniuge, il quale provi che l'altro ha volontariamente e definitivamente abbandonato la residenza familiare senza aver proposto domanda di separazione personale, non deve ulteriormente provare l'incidenza causale di quel comportamento illecito sulla crisi del matrimonio, implicando esso la cessazione della convivenza e degli obblighi ad essa connaturati, e gravando sull'altra parte l'onere di offrire la prova contraria, che quel comportamento fosse giustificato dalla preesistenza di una situazione d'intollerabilità della coabitazione. nonostante l'assenza della giusta causa prevista dall'art. 146 cpv. c.c..

Cass. Civ. del 14 Aprile 2011 n. 8548
Infedeltà coniugale: Rischia l'addebito della separazione e non ha diritto all'affido condiviso dei figli minori il coniuge che non rispetta la personalità del partner. Infatti, in tema di addebitabilità della separazione personale, ove i fatti accertati a carico di un coniuge costituiscano violazione di norme di condotta imperative ed inderogabili - traducendosi nell'aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l'incolumità e l'integrità fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner - essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento di quest'ultimo, e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non può costituire un mezzo per escludere l'addebitabilità nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere.

Cassazione civile , sez. VI, sentenza 17.01.2012 n° 610
Infedeltà coniugale e risarcimento: va provata lesione dell'integrità fisio-psichica
Con la sentenza 17 gennaio 2012, n. 610, in tema di assegno di mantenimento, la Corte di Cassazione risolve una duplice questione, in termini di richiesta di risarcimento del danno subito a causa del tradimento del marito e in riferimento alla capacità lavorativa della figlia maggiorenne.
Nel caso di specie, la moglie aveva proposto ricorso per cassazione nei confronti del coniuge, lamentandosi della decisione assunta dalla Corte territoriale con cui, in parziale riforma della sentenza di primo grado in tema di separazione personale, aveva ridotto l’assegno imposto al marito per il mantenimento della moglie, revocando inoltre a quest’ultima l’assegnazione della casa coniugale.
In particolare, le doglianze si riferivano ai richiami operati dalla Corte a rendite vitalizie percepite dalla moglie e al generico impegno del marito di garantire un’adeguata sistemazione abitativa nei sui confronti. In realtà, secondo i giudici del Palazzaccio le censure contenute nel ricorso, inerenti alla quantificazione dell'assegno di mantenimento della ricorrente, sono fondate con riguardo alla ricostruzione della condizione economica di ciascuna delle parti ed al relativo raffronto, ritenendosi immotivata l’inclusione tra i cespiti di lei di una rendita assicurativa mensile, che lo stesso controricorrente non conferma, nonché all'impropria considerazione della futura, ipotetica e non meglio precisata soluzione alloggiativa offerta dal coniuge. Ciò è sufficiente per far ritenere agli Ermellini che nel caso specifico la riduzione sancita dal giudice di merito non avrebbe garantito un tenore di vita analogo alle condizioni di vita godute nel corso del matrimonio. Tuttavia altri due motivi di ricorso, presentati dalla moglie, vengono disattesi: il primo relativo al risarcimento del danno non patrimoniale collegato alla infedeltà del coniuge; il secondo relativo alla revoca del mantenimento alla figlia, ormai maggiorenne.
Quanto al primo punto – condividendo il rigetto operato dal giudice di merito – la Cassazione, pur ribadendo la possibilità della richiesta dei danni anche in ambito familiare, non rileva nessuna lesione di diritti fondamentali e particolarmente dell’integrità fisio-psichica della moglie; riscontro negativo – si legge nella sentenza – che la ricorrente solo genericamente avversa, omettendo di dedurre l’esistenza di circostanze atte ad integrare gli estremi della invocata tutela risarcitoria. Quanto alla figlia il diniego di assegno paterno per il mantenimento ad opera del giudice di merito si fondano sulla puntuale verifica delle condizioni personali ed economiche della figlia ormai trentaseienne e titolare di rendita immobiliare nonché di titolo di studio universitario e, dunque, in grado di attendere ad occupazioni lucrative – peraltro offerte dal padre stesso - ingiustificatamente, invece, da lei rifiutate.
A nulla rileva l’assunto della ricorrente circa l'erroneo richiamo della laurea in architettura della figlia piuttosto che in conservazione e restauro di beni culturali, non apparendo decisivo in rapporto al possibile suo inserimento lavorativo nell'ambito dell'attività imprenditoriale svolta dal padre in ambito edilizio.
In conclusione, per i giudici di Piazza Cavour non emergono elementi che possano portare a conclusioni diverse da quelle già espresse in primo grado. Da qui l’accoglimento del primo motivo del ricorso, con la cassazione della sentenza impugnata limitatamente al motivo accolto, con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello territoriale, in diversa composizione.

Infedeltà coniugale: per la Cassazione il danno è risarcibile:
Il riconoscimento da parte della Suprema Corte del diritto al risarcimento del danno derivante da responsabilità civile nella famiglia ha attraversato un lungo percorso giurisprudenziale prima di essere a tutti gli effetti consacrato a rimedio per tutte quelle condotte perpetrate da un componente della famiglia in danno dell’altro, nel caso di specie da un coniuge in danno dell’altro coniuge.
Dapprima, infatti, la Corte ha riaffermato la centralità della lesione di un interesse della persona di rango costituzionale, quale presupposto del risarcimento del danno alla persona, pur in assenza di una previsione legislativa ad hoc, assecondando il risarcimento del danno causalmente riconducibile alla condotta, dolosa o gravemente colposa, lesiva di un diritto inviolabile direttamente riconducibile agli artt. 29-30 Cost. (ex pluribus Cass. SS.UU. nn. 26972-26975 del 2008). Da ultimo, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18853/11 ha sancito che, data la natura giuridica dei doveri coniugali, non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità tra la domanda di addebito e quella di risarcimento dei danni.
Pertanto, a prescindere dalle controversie nell’ambito della separazione, e dal fatto che, in molti casi la domanda di una separazione o divorzio giudiziale venga trasmutata in consensuale o congiunta, è sempre possibile ottenere, con domanda al giudice civile ordinario, il risarcimento per il danno intrafamiliare, estrinsecatosi, nel caso di specie, in una plateale condotta fedifraga del marito lesiva, per il fatto in sé, ma anche per le modalità con le quali è stata consumata, della dignita’ e onore della moglie. La pronuncia suddetta, difatti, afferma che l’infedelta’ che abbia leso la dignita’ e l’onore del coniuge tradito rappresenta un illecito civile suscettibile di risarcimento danni : “Anche nell’ambito della famiglia i diritti inviolabili della persona rimangono infatti tali, cosicchè la loro lesione da parte di altro componente della famiglia può costituire presupposto di responsabilità civile. Fermo restando che la mera violazione dei doveri matrimoniali, o anche la pronuncia di addebito della separazione, non possono di per sè ed automaticamente integrare una responsabilità risarcitoria, dovendo, in particolare, quanto ai danni non patrimoniali, riscontrarsi la concomitante esistenza di tutti i presupposti ai quali l’art. 2059 cod. civ., riconnette detta responsabilità, secondo i principi da ultimo affermati nella sentenza 11 novembre 2008, n. 26972 delle Sezioni Unite, la quale ha ricondotto sotto la categoria e la disciplina dei danni non patrimoniali tutti i danni risarcibili non aventi contenuto economico e, quindi, entrambi i tipi di danno in relazione ai quali è stata formulata la domanda dell’odierna ricorrente” (Cass. 15 settembre 2011 n. 18853) .
Spetta al coniuge tradito, però, provare l’entita’ dei danni subiti, sia morali che economici: la violazione dei doveri coniugali può, infatti, ledere diritti costituzionalmente protetti qualora si dimostri che la condotta illecita -nella specie l’infedeltà- abbia dato vita ad una lesione dell’integrità psichica e fisica, abbia portato a conseguenze pregiudizievoli della reputazione della vittima, oppure si sia concretizzata in atti specificamente lesivi della dignità della persona. Dall’orientamento giurisprudenziale anzidetto ed in particolare in seguito alla recentissima pronuncia esaminata scaturiranno inevitabilmente una innumerevole quantità di processi per il risarcimento del danno da infedeltà coniugale.

Infedeltà Coniugale:
NON VOLERE FIGLI NON GIUSTIFICA IL TRADIMENTO DEL MARITO” - Cass. civ. n. 16089/2012

Addebito o non addebito, è questo il dilemma. A risolverlo hanno tentato le corti di merito con esito opposti, infatti, mentre il Tribunale pronunciava la separazione con addebito per il marito, contrariamente, la Corte d’Appello ha riformato la sentenza graziandolo dall’addebito.
Per quale motivo ? Che il marito fosse fedifrago era provato, concretamente e con certezza, avendo questi intrapreso una relazione clandestina con un’altra donna già dal 2003, tuttavia la scelta del coniuge di venir meno ai suoi doveri era stata determinata, a suo dire, non da pulsioni incontrollabili ma dal venir meno dell’unione d’intenti con la moglie, la quale, a quell’epoca, gli aveva confessato di non voler avere dei figli con lui.
La Corte trentina ha quindi ritenuto che il tradimento fosse stato una reazione del tutto proporzionata alla scelta della moglie di non procreare con il coniuge.
Contro tale decisione proponeva ricorso in cassazione la moglie tradita, con tre motivi tra loro connessi: contestando in primo luogo che l’affermazione della donna (che in realtà era una confidenza fatta alla cognata) potesse aver determinato la scelta del marito di intraprendere una relazione extraconiugale; ciò, e questo è il secondo motivo, perché la relazione era iniziata ben prima che la donna esternasse la sua intenzione di non dare figli al marito, ed infine, a contorno, si eccepiva la contraddittorietà della motivazione della Corte d’Appello.
La Cassazione critica la sentenza trentina ritenendo illogico il tentativo di creare un collegamento tra la scelta del marito di intraprendere una liaison con la segretaria (che storia scontata !) e la dichiarazione della ricorrente di non voler avere un figlio dal marito, anche perchè a tale confidenza era seguita una ritrattazione, dubbi e la volontà della donna di riconciliarsi con il coniuge. Circostanze queste di cui il giudice d’appello non aveva tenuto conto.
Tuttavia la Corte di legittimità non cassa la sentenza, rilevando come le censure mosse dalla ricorrente non abbiano toccato il punto centrale della motivazione: ovvero, l’addebito non poteva essere attribuito al marito in quanto lo stesso aveva intrapreso la relazione extraconiugale in presenza di una crisi nel rapporto matrimoniale non più reversibile.
Infatti, per giurisprudenza consolidata, la dichiarazione di addebito della separazione trova fondamento nell’accertamento di comportamenti (tenuti dal coniuge consapevolmente) contrari ai doveri coniugali, nonché nell’insorgenza di una situazione di intollerabilità del protrarsi della convivenza, causalmente relazionata alla condotta addebitabile. Tuttavia, ai fini suddetti, la violazione dei doveri scaturenti dal matrimonio deve intervenire non già quando sia ormai maturata l’intollerabilità della convivenza, ma in un momento pregresso, avendo essa stessa efficacia causale nella insorgenza della crisi coniugale (ex pluris Cass. civ. Sez. I, 1 giugno 2012, n. 8862).
Si ha addebito quindi, ove vi siano violazioni degli obblighi matrimoniali, di regola gravi e ripetute, che diano causa alla intollerabilità della convivenza, e non quando, all’opposto, in presenza di una crisi già esplosa, uno dei coniugi si ‘consoli’ tra le braccia di un altro/a.
Quanto al tentativo della corte trentina di bilanciare (o meglio giustificare) il tradimento con l’asserita volontà della moglie di non voler avere figli si deve notare che con il termine fedeltà, la cui radice significa fede, fiducia, si vuole effettivamente alludere non soltanto all’esclusività dei rapporti sessuali, ma ad ogni manifestazione della vita più intima dei coniugi, nella triplice sfera sentimentale, sessuale e generativa.
Tuttavia, il richiamo al dovere di fedeltà non può tradursi in una “trasfigurazione” dello stesso in un inesistente dovere di assecondare immediatamente il tassativo desiderio (nella specie procreativo) dell’altro coniuge.  
Infatti l’evoluzione dei valori e dei modelli sociali di comportamento ha mutato i rapporti di coppia nel senso dell’eguaglianza e dell’autonomia, e con essi comportato il tramonto del ius in corpus e del debitum coniugale (Ferraro, Famiglia e Matrimonio, in Trattato di diritto di famiglia, diretto da Zatti, Giuffrè, 2001, 215).
La procreazione non costituisce più, dunque, l’esito normale o naturale del rapporto di coppia e dello stesso matrimonio, ben potendo essere rinviata (od anche esclusa).
La decisione di avere figli, che naturalmente rientra tra quelle affidate all’accordo dei coniugi, può essere bloccata dal “veto” unilaterale di uno dei due (Roppo, Il giudice nel conflitto coniugale. La famiglia tra autonomia e interventi pubblici, Il Mulino, Bologna, 1981, 314).
Non è più il matrimonio, in quanto istituzione, a costituire la via attraverso la quale assicurare all’uomo una discendenza. In passato regole del diritto e regole sociali valevano a garantire questa aspirazione. Per la donna il matrimonio costituiva pressoché l’unica prospettiva di vita degna; una volta sposata, la donna era tenuta all’obbedienza, e ad un obbligo di fedeltà, per lei sola, incondizionato, né poteva rifiutare i rapporti sessuali - dato che al marito spettava nei suoi confronti il ius in corpus -, o impedire che fossero fecondi - essendo le pratiche contrarie penalmente sanzionate.
Oggi il diritto non offre più questa garanzia: la fedeltà resta il primo tra i doveri coniugali, ma è fondato su basi di reciprocità ed è privo di sanzione penale; il consenso al matrimonio non autorizza a rapporti sessuali non voluti; il controllo della fertilità non è riprovato, ma promosso in vista di una procreazione responsabile. L’aspirazione alla discendenza può, quindi, realizzarsi non in forza del diritto, ma del consenso, un consenso che non è solo quello iniziale, ma che deve rinnovarsi ogni volta.
In questo senso anche il giurista custode della tradizione doveva osservare come “la programmazione delle nascite da un lato - passata in gran parte dalle decisioni dell'uomo a quelle della donna - ed il potere dall'altro riconosciuto alla stessa moglie di abortire senza che sia richiesto il consenso del marito (...) sono espressioni dello stesso filone di tendenza che ha portato alla non incriminazione dell'adulterio ed al libero riconoscimento dei figli adulterini. Questa è rivoluzione: il rapporto familiare, chiuso per naturale tendenza, non trova più una difesa esterna al suo carattere istituzionale; ma questo forse è soltanto un segno che riflette la dilagante libertà dei costumi” (cfr. Trabucchi, Famiglia e diritto nell’orizzonte degli anni ‘80, in La riforma del diritto di famiglia dieci anni dopo, Bilanci e prospettive, Padova, 1986, p. 3 ss., specie p. 11 ss.).
Così, nella disciplina attuale il rapporto tra matrimonio e procreazione è più sfumato rispetto al passato, in quanto nella dimensione dei fini, il matrimonio civile è inteso ad instaurare la comunione materiale e spirituale tra i coniugi ma, diversamente da quanto previsto dal diritto canonico, non è istituzionalmente orientato alla generazione della prole. Nei rapporti tra coniugi, la generazione non costituisce materia di un diritto dell’uno nei confronti dell’altro, e di un correlativo dovere ma, piuttosto, oggetto di una libertà da esercitarsi insieme, solo se entrambi si è d’accordo. Il tramonto della soggezione della moglie al marito porta con sé la riconquista del privilegio nella generazione che la realtà biologica ha consegnato nelle mani della donna, nell’ambito di un rapporto affettivo e paritario (non proprietario) con il partner (Cossu, La filiazione legittima e naturale, in La famiglia, III, Torino, 2000, 25).
In questi termini, la sentenza trentina sembra fare un salto indietro di almeno 35 anni, rivendicando un inesistente ius in corpus nei confronti della moglie che giustificherebbe la ricerca di un diverso partner sessuale da parte del marito, cosa che appare illegittima, prima ancora che infondata in diritto.

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